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Curiosità
SOLITUDINE DENTRO O FUORI LA RETE?

da CIUMACHELLA

E’ allarme sociale almeno una volta l’anno. Di solito a ridosso di notizie eclatanti o dell’arrivo della stagione estiva. Poi tutto rientra, i media smorzano i toni, la televisione torna ai reality show e lascia che la “solitudine” continui a mietere vittime dietro le porte di casa o nei luoghi più affollati!

Del resto chi di noi pronunciando la parola “solitudine” non assapora il retrogusto un po’ amaro che lasciano sul palato le lettere che la compongono?
Vuoi per esperienza personale, vuoi per sentito dire tutti ci siamo ritrovati prima o poi a riflettere su tale stato dell’animo umano.
Fra i sentimenti è forse, dopo l’amore, quello che ci coinvolge di più, quello che vorremmo sapere come nasce, come si sviluppa e come all’occorrenza, si può contrastare.

Ma veramente è solo e sempre disagio la solitudine?
In realtà si sa benissimo che esistono vari tipi di solitudine, si va da quella imposta dagli eventi, a quella desiderata, a quella capitata per caso fino a quella creata e pianificata.
Se pensiamo alle solitudini non volute, create appunto dal caso o dalla sfortuna, è facile prendercela con il destino, ma quelle desiderate e create ci lasciano interdetti, quasi disarmati da tanta chiusura verso il resto del mondo e incapaci di vederne un certo senso logico. La releghiamo velocemente fra le patologie dettate da un disagio magari psicologico forse, ma “forse no”.

L’uomo è un animale sociale relazionale, questo è quanto mi ha risposto uno psicologo quando gli ho chiesto perché gestire “la solitudine” a volte è così complicato. Mi ha fatto l’esempio di un perfetto sconosciuto che entrando in una stanza e trovandola occupata da altri perfetti sconosciuti si preoccuperà comunque di fare un accenno di saluto, magari in quel modo non si relaziona ma sicuramente dimostrerà di rientrare nell’ambito di una possibile, se occorre, socializzazione con i presenti.

Ma come è possibile respirare situazioni di solitudine nel secolo di internet, dei cellulari, dell’abbattimento delle frontiere e della globalizzazione?
Sono domande come questa che si pongono esperti e gente comune. Ognuno ha la sua risposta.

Due insigni studiosi hanno dato da poco alle stampe un paio di libri che trattano l’argomento in modo opposto, ma complementare.
Danno la colpa ad internet, ai tempi veloci che viviamo nei rapporti professionali e personali, al decadimento del gruppo famiglia. Tracciano un’umanità profondamente sola ma mai sola completamente.

Ma è davvero così?
Davvero le persone scelgono sempre più spesso di relazionarsi con l’esterno usando uno schermo ed una tastiera?
La risposta non è affatto semplice perché se da una parte internet tende a coinvolgerci in modo sempre più totale, nella realtà la rete usata nel modo giusto può essere fonte di quelle occasioni che nella vita reale pochi minuti e qualche frase scambiata non ci darebbero mai! Allora è più giusto dire che la solitudine gestita attraverso un mouse è una scelta voluta.
Per quanto si consideri invasiva la presenza del web, in realtà internet ci permette facilmente di essere dei “navigatori solitari”, utilizzando tanti piccoli trucchi che nella vita reale sarebbero inapplicabili.

A gestire la presenza in rete siamo noi stessi, decidendo come e quando essere presenti, si può quindi accedere ad un sito utilizzando un nick-name ed un indirizzo e-mail creati a tale scopo. Con quel nick si accede alle pagine che ci interessano, si legge, si sfogliano album fotografici, si ascolta musica, si vedono video, si può curiosare su di un blog. Il tutto senza lasciare traccia del nostro passaggio ed evitando quindi il contatto con altri utenti.

Stesse modalità possiamo usare con altri servizi, per esempio in MSN, il messenger di Microsoft. Per non essere disturbati possiamo accedere in stato “invisibile”, opzione che ci permette di vedere quale dei nostri contatti è connesso e di parlare con uno o con l’altro solo quando vogliamo. In una chat, se amiamo leggere i discorsi che si fanno, ma non troviamo necessario intervenire, applicheremo per esempio il blocco delle finestre dei privati limitando il contatto al minimo indispensabile. E non si tratta certo di viverla ai margini perché possiamo cambiare idea ed opzione in qualsiasi momento lo desideriamo. Scegliere una community piuttosto che un’altra è come riconoscersi nel sistema di valori, norme, credenze, riti e linguaggi che gli sono propri, come può accadere nella vita reale, ma facilitati nella ricerca di un luogo in cui relazionarci grazie alle parole chiave che useremo.

Vista così la cosa ha decisamente un odore meno demoniaco no?

Se mi state leggendo è perché avete fatto una scelta, avete cliccato un indirizzo piuttosto che un altro, forse siete come gli utenti tratteggiati dagli psicologi americani abbrutiti dal fumo di sigarette e dal consumo di pasti pronti davanti allo schermo, ma mi è difficile vedervi così, molto difficile. Perché? Semplice perché sono una fruitrice dei vostri stessi sistemi, invio mail con la posta elettronica, chatto in una community, scrivo su un forum, si è vero fumo, ma i miei pasti li cucino da me e li mangio seduta al tavolo della mia cucina!
Non pratico nessuno sport, ma so benissimo quanto è nocivo e cerco di bilanciare la cosa con altri piccoli mille trucchi, insomma qui nasce il dubbio che l’utente solo in realtà è l’utente “single” e che quegli studiosi si siano limitati a studiare casi limite!

La verità sta spesso nel mezzo… amano dire i saggi e non a torto, aggiungerei, ha mille sfumature!

Se è stato addirittura coniato il termine “singletudine” per dare un nome ai disagi che vivono i tanti uomini e donne che non hanno una relazione stabile un motivo ci sarà, ma è anche vero che oggi come oggi tutto è proiettato a rendere questa condizione umana se non del tutto naturale quanto meno reale e stimolante. Nascono siti di incontri, sistemi sempre più veloci per mantenere i rapporti con amici e conoscenti, mezzi sempre più economici e facilitati per non sciogliere i contatti con le famiglie magari lontane!

Le ultime statistiche parlano di 4 milioni di italiani che vivono lo stato di solitudine sulla propria pelle. C’è da chiedersi perché la colpa viene data soprattutto ad internet, quando sappiamo benissimo che questo è più un luogo di scambio che di assoluta chiusura.
Forse perché è più facile prendersela con qualcosa di ancora così poco conosciuto piuttosto che con una realtà volta solo alla realizzazione personale che contempla pochi spazi reali di socializzazione.
Senza contare chi soffre di solitudine pur avendo un partner o una famiglia, forse lo stato di solitudine più crudo e sofferto!

Allora ci si difende, magari inviando un messaggio ad un amico in msn, entrando in una chat per commentare la realtà e raccontare la nostra vita, loggandosi in un forum per esprimere le proprie idee politiche, o unendoci ad un gruppo di fan del nostro cantante preferito, proponendo!

Tutto questo senza dimenticare che la solitudine ha qualcosa che affascina, è intrigante, è l’idea di qualcuno con una personalità così forte da bastarsi da solo.

E molti in rete o nella vita reale ci cascano con tutte le scarpe. IO, per esempio, sabato ho un appuntamento con un tipo che è sicuro che mi farà cambiare idea!

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